PER DIRE L'ADESSO


Stefano Momentè ha scelto una forma narrativa: il racconto. Allora, chiunque narri qualcosa attraverso una forma (dialogo, carta, visione, macchina...) dice, fa sapere, quindi chiede d'essere visto (letto, pensato, ascoltato...) e di conseguenza, interpretato. Tutto quello che facciamo è fatto per sempre, perché non può essere rifatto.
Almeno nel suo senso pieno. Io non posso ritornare indietro e rifare quanto è accaduto. In questo senso il destino è mio: perché lo decido, adesso. Invece, l'arte si concede qualche lusso. L'artista torna e ritorna sulle cose già dette e già viste, quelle della vita, ed è questo fare, disfare e rifare che ci affascina.
Un tragitto che può procedere, per esempio, per negazioni ed affermazioni, percorso che nel caso di Momentè si impone in una via circolare: nelle sue rappresentazioni (cifrate, simboliche, mnemoniche...) talvolta si nega qualcosa, altre volte lo si afferma, ma sempre, si ritorna, circolarmente. Se si scelgono le parole dell'Oriente, è ripetizione, samsara, e se invece si preferisce parlare con l'Occidente, è ricomprensione, sintesi. [Aldo Trivellato]